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Presentazione della mostra

Benozzo Gozzoli è il “genius loci” della Valdelsa. Da San Gimignano a Certaldo a Castelfiorentino ha dislocato le sue opere all’ombra di venerabili campanili e di torri civiche antiche e orgogliose come i popoli di questa terra.
Benozzo si è trovato bene in Valdelsa. La gente apprezzava la sua pittura allo stesso tempo colta e popolare, capace di affascinare e di spiegare con grazia e con sapienza. Sono passati più di cinque secoli, ma Benozzo è ancora nella memoria e nel cuore degli abitanti. Di generazione in generazione, la simpatia, l’affetto la gratitudine per un artista che aveva lavorato per il papa di Roma e per i Medici di Firenze, ma che era stato attratto dalla rustica bellezza di questa valle più che da qualsiasi altro luogo d’Italia, sono arrivati fino ai cittadini di oggi e ai loro amministratori.
Si spiega così la creazione in Castelfiorentino di un museo dedicato a Benozzo. Su progetto dell’architetto Massimo Mariani e finanziamento dell’amministrazione civica e dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, una struttura appositamente pensata e realizzata ospita ora gli affreschi staccati di due celebri tabernacoli (la Madonna della Tosse e la Madonna della Visitazione) che Benozzo Gozzoli aveva dipinto in territorio comunale rispettivamente nel 1484 e nel 1491.

Il progetto informatico curato da Serena Nocentini, da Elena Fani e dall’Istituto di Storia della Scienza di Firenze, permette al visitatore di vedere e di conoscere l’intero percorso artistico di Benozzo. Perchè tutti sappiano che il pittore che amava la Valdelsa sta con le sue opere in Castelfiorentino, ma sta anche nei Palazzi Apostolici di Roma, nella casa dei Medici a Firenze, nel Camposanto Monumentale di Pisa, a Montefalco e ad Orvieto, a Volterra, a Viterbo a Terni oltre che nei musei d’Italia e del mondo.

Antonio Paolucci

 

 

 

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Spesso mi sono chiesta cosa provasse un viandante che, dalla fine del 1400, percorreva le vie di Castelfiorentino e si trovava di fronte al tabernacolo della Visitazione: credo che non potesse non fermarsi, incantato dal susseguirsi delle scene della vita di Maria che gli parlavano con i colori, con l'armonia dei movimenti e trasmettevano sicurezza nel cammino, accompagnandolo con le loro imponenti presenze. E ancora, qualche chilometro più avanti, nei pressi di Castelnuovo d'Elsa, quale fosse l'impressione suscitata dal fervido pregare delle madri che cercavano di proteggere dalla "tosse cattiva" i figli, inginocchiate al tabernacolo della Madonna della Tosse. Benozzo Gozzoli ha lasciato tracce indelebili nella nostra terra e nella memoria storica della nostra comunità: per questo abbiamo voluto recuperare l'incanto di quelle sensazioni all'interno del Museo Benozzo Gozzoli, costruito intorno ai tabernacoli viari gozzoliani, per dare loro modo di parlare ancora a tutti coloro che li vorranno ascoltare.
Se è vero che l’ente locale è oggi un protagonista consapevole del suo ruolo e della sua funzione per la valorizzazione dei beni culturali, si può affermare che Castelfiorentino è un paese dove si fa (e si vive) cultura. Nell’arco di poco più di venti anni si sono registrati un impegno e una attenzione crescenti per i beni culturali. Un percorso che possiamo far iniziare alla metà degli anni ’80, proprio con il “ritorno a casa” dei due cicli di affreschi di Benozzo Gozzoli, quando i castellani poterono finalmente vedere questi due “pezzi” della loro storia, e proseguito con la nuova sede della Biblioteca Vallesiana, il restauro del “Ridotto” del Teatro del Popolo, l’intervento sulla Cappella di San Carlo, l’apertura del Museo di Santa Verdiana, la sede della Scuola di musica, il restauro della cerchia delle mura sulla collina della Pieve, l’imminente riapertura del Teatro del Popolo ...
Penso che non casualmente questa impegnativa, difficile, faticosa, ma sicuramente entusiasmante e forse irripetibile, “primavera” dei beni culturali si sia aperta allora e si chiuda oggi nel segno e nel nome di questo grande pittore e dei suoi due cicli di affreschi. Dunque un museo nuovo e moderno, un luogo dove tutti, ma anzitutto i nostri concittadini, possano trovare momenti di riflessione e di nutrimento spirituale, degni eredi di quei progenitori che quasi due secoli fa ebbero ad incantare Stendhal, di passaggio a Castelfiorentino, con la narrazione di novelle e di antiche leggende e soprattutto con “le grazie del loro ingegno, la cortesia originalissima dei loro modi”. 
Valorizzare l’opera di Benozzo Gozzoli, un grande interprete e divulgatore degli splendori dell’arte rinascimentale fiorentina fuori di Firenze, significa valorizzare Castelfiorentino, proprio nella consapevolezza del forte legame che le sue opere hanno saputo creare con il territorio in cui si sono inserite. Questo traguardo è stato reso possibile dal contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che ha dato un forte, indispensabile sostegno economico. Ma non posso dimenticare Antonio Paolucci, che ha saputo mantenere vivo il sogno con il valore della sua visione dell'arte nel tempo e nella storia degli uomini.
Dunque sono felice e orgogliosa di dedicare tutto questo alla mia città e ai miei concittadini, che potranno riscoprire la bellezza che attraversa la nostra storia, e soprattutto ai giovani, i quali potranno cogliere questa occasione di crescere apprezzando un grande patrimonio che può rendere migliore la loro vita e che sicuramente rende più bella la città in cui vivono.

IL SINDACO
Laura Cantini   

          

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