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Ciclo di affreschi con storie di san Francesco


Luogo di conservazione: Chiesa di San Francesco, Cappella del Coro
Indirizzo: Via Ringhiera Umbra, Montefalco

Cappella del Coro, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Cappella del Coro, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Francesco e cinque santi appartenenti all’Ordine in gloria tra gli angeli, volta della cappella del Coro, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Francesco e cinque santi appartenenti all’Ordine in gloria tra gli angeli, volta della cappella del Coro, chiesa di San Francesco, Montefalco.

La cappella maggiore della chiesa francescana di Montefalco fu costruita tra il 1336 e il 1340 e decorata da Benozzo Gozzoli tra il 1450 e il 1452.
Il ciclo di affreschi raffigura i più importanti episodi della vita di san Francesco - fondatore del rinomato ordine -, secondo un programma elaborato forse dallo stesso committente, fra’ Jacopo di Mattiolo. La fonte primaria individuata dalla critica è il De Conformitate Vitae B. Francisci ad vitam D.ni Jesu, un testo composto tra il 1385 e il 1390 dal colto fra’ Bartolomeo da Pisa.
Le storie si sviluppano sulle pareti divise da sei pilastrini che proseguono sui costoloni della volta. I dodici riquadri (per un totale di 19 episodi) disposti su tre registri hanno un ordine di lettura che procede da sinistra verso destra e dal basso verso l'alto. Il ciclo si conclude sulla volta con la rappresentazione di Francesco e di cinque santi appartenenti all’Ordine in gloria tra gli angeli; sull'intradosso compare nuovamente il Santo, effigiato nell'atto di mostrare le stimmate e circondato dai suoi primi dodici compagni.
Gli episodi raccontati non rispettano, volutamente, una sequenza cronologica; tale modalità descrittiva era stata ufficialmente autorizzata da san Bonaventura (biografo ufficiale di Francesco) per favorire un approccio tematico alla vicenda terrena del poverello.
Con questo ciclo si poneva l'accento sulla vita di Francesco, in particolare sulle analogie tra il suo modo di vivere e quello di Gesù Cristo. Allo scopo di renderle più comprensibili per i contemporanei, Benozzo attualizzò queste antiche storie ambientandole in un contesto ‘moderno’, fatto di architetture e di paesaggi caratteristici della sua epoca. Un espediente questo che il pittore utilizzerà nella sua intera produzione, come ad esempio nella cappella dei Magi a Firenze, nella chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano e nel tabernacolo di Castelfiorentino.
La vicinanza della città di Montefalco ad Assisi, dove si trova l’edificio francescano per antonomasia, non impedì a questo ciclo di differenziarsi sensibilmente, rispetto all’impostazione e agli episodi rappresentati, dalle Storie di san Francesco affrescate da Giotto nella Basilica superiore, alle quali tradizionalmente gli artisti tendevano riferirsi.
Nella basilica di San Francesco ad Assisi Giotto dispose le ventotto scene occupando una sola parete e su di un solo registro. Benozzo raffigurò le storie su tre livelli cercando di adattare le pitture alla preesistente struttura dell’abside (alta e stretta), rappresentando spesso più eventi all’interno di uno stesso riquadro. L’altra caratteristica del ciclo di Montefalco, che riguarda invece il tema iconografico, è l’esclusione dei miracoli avvenuti dopo la morte del Santo, contrariamente ad Assisi dove invece assumono una maggiore importanza rispetto ai prodigi compiuti in vita

La Nascita di san Francesco, la Profezia del pellegrino e l'Omaggio dell’uomo semplice, chiesa di San Francesco, Montefalco.

La Nascita di san Francesco, la Profezia del pellegrino e l'Omaggio dell’uomo semplice, chiesa di San Francesco, Montefalco.

I riquadro

La prima scena mostra tre eventi della vita di Francesco: a sinistra la Nascita, al centro la Profezia del pellegrino e sulla destra l’Omaggio dell’uomo semplice. L’episodio della nascita è ambientato all’interno di una semplice abitazione. Francesco è appena nato ed è circondato da alcuni astanti e da un bue ed un asino, questi ultimi presenti anche per l’avvento di Gesù Bambino.
All’esterno dello stesso edificio, Benozzo ha immaginato due diversi eventi, uno precedente e l’altro successivo al suddetto episodio: la madre accoglie sulle scale di casa un pellegrino che le annuncia la nascita di Francesco. Questo personaggio, riconoscibile dall’aureola, rappresenta Cristo, come l’Arcangelo aveva annunciato a Maria la sua concezione. A destra, lungo la strada, compare il giovane Francesco accompagnato da un bambino e in primo piano un mendicante in ginocchio che gli porge il proprio mantello.
L’episodio della nascita del Santo è abbastanza curioso: non era infatti tradizione raffigurare questo momento - assente anche nel famoso ciclo di Assisi eseguito da Giotto – in quanto il brano non era menzionato dalle biografie ufficiali.

Il Sogno del palazzo, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Il Sogno del palazzo, chiesa di San Francesco, Montefalco.

II riquadro

Nella seconda immagine sono illustrati due momenti della giovinezza del Santo. A destra Francesco è raffigurato nell’atto di donare il proprio mantello ad un cavaliere nobile, ma povero; al centro compare il Sogno del palazzo: in sogno Francesco vede un palazzo splendido e grande con le armi guerresche fregiate del segno della croce e, domandando di chi siano, gli viene risposto da una voce celeste che saranno sue e dei suoi discepoli.
Nelle perduta vetrata proseguiva il racconto (testimoniato dall’iscrizione ancora presente) con la Visione di San Damiano, secondo cui il Santo, in preghiera di fronte al Crocifisso, aveva udito per ben tre volte la voce di Dio che gli ripeteva "Va, o Francesco. Ripara la mia casa che cade in rovina".

La Rinuncia degli averi, chiesa di San Francesco, Montefalco.

La Rinuncia degli averi, chiesa di San Francesco, Montefalco.

III riquadro

L’episodio raffigurato è la Rinuncia degli averi, ovvero il momento in cui Francesco decide di restituire al padre i propri beni. La storia è stata impaginata entro complesse architetture, con una particolare attenzione al gioco spaziale e ai misurati effetti di luce. Il punto focale della scena, di grande carica drammatica, è il padre di Francesco. Egli interviene, con un volto straordinariamente espressivo, mentre Francesco si priva delle proprie vesti in segno di rinuncia ad ogni futile proprietà. Il vescovo di Assisi, Guido II, copre le nudità del giovane con il proprio piviale, riccamente decorato da Benozzo.

L’Incontro di san Francesco e san Domenico,  chiesa di San Francesco, Montefalco.

L’Incontro di san Francesco e san Domenico, chiesa di San Francesco, Montefalco.

IV riquadro

L’ultima scena sulla fascia inferiore mostra l’Incontro di san Francesco e san Domenico, episodio tratto dalla vita di Domenico e narrato nella Legenda aurea. Cristo sta per scagliare le tre lance (simboli di lussuria, avidità e orgoglio) contro il mondo pieno di vizi. Maria intercede contro quest’ira mostrando l’incontro tra i due Santi, fondatori di due importanti ordini di mendicanti. Questo fatto, secondo la leggenda, avvenne a Roma nel 1215 davanti alla casa del Signore. La sacra città è indicata da Benozzo in maniera evocativa con l’obelisco dipinto a sinistra della chiesa.

Il Sogno di Innocenzo III e l’Approvazione della regola, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Il Sogno di Innocenzo III e l’Approvazione della regola, chiesa di San Francesco, Montefalco.

V riquadro

La sequenza del racconto prosegue sulla parete di sinistra nel secondo registro, ovvero immediatamente sopra la Nascita. In questo stesso riquadro sono raffigurati due episodi: il Sogno di Innocenzo III e l’Approvazione della regola. Il primo episodio illustra papa Innocenzo III che ha la visione della Basilica Lateranense in atto di crollare e del povero Francesco che si affanna per sostenerla. Questa ‘premonizione’ è la conseguenza del racconto narrato a destra, la bella scena con papa Onorio III (successore di Innocenzo) che nel 1223 con la bolla Solet annuere approvò la Regola dei Frati Francescani. Spesso si tende a confondere quest’evento attribuendolo a Innocenzo III, il quale non approvò ufficialmente la Regola ma dette il suo assenso alla ‘sperimentazione’.

La Cacciata dei Diavoli da Arezzo, chiesa di San Francesco, Montefalco.

La Cacciata dei Diavoli da Arezzo, chiesa di San Francesco, Montefalco.

VI riquadro

In questa scena è rappresentata la cacciata dei Diavoli da Arezzo. La città rappresentata non è identificabile solo dalla scritta riprodotta sulle mura ma anche dalla veduta reale degli edifici che Benozzo rappresentò così come sorgevano al suo tempo nel comune per aiutare visivamente lo spettatore a riconoscere il luogo.

La Predica agli uccelli e la Benedizione di Montefalco, chiesa di San Francesco, Montefalco.

La Predica agli uccelli e la Benedizione di Montefalco, chiesa di San Francesco, Montefalco.

VII riquadro

Gli episodi seguenti, la Predica agli uccelli e la Benedizione di Montefalco, sono ambientati in un paesaggio reale raffigurato con minuzia di dettagli. A sinistra, ai piedi della montagna, è descritta Assisi con il suo castello e la possente chiesa conventuale di San Francesco, costruita solo dopo la morte del Santo. Francesco parla agli uccelli (qui rappresentati da tredici diverse specie) mentre con la mano indica il cielo facendo intendere che è ispirato in questo gesto da Dio Padre. Sulla destra del riquadro è rappresentata Montefalco, cinta dalle mura, che fa da sfondo al gruppo in primo piano. Francesco, accompagnato dal suo discepolo, benedice quattro uomini in preghiera tra i quali si riconoscono il francescano Jacopo, committente dell’opera, e presumibilmente due membri della famiglia Calvi, che nel XV secolo si distinsero per varie donazioni alla chiesa di San Francesco a Montefalco. L’episodio di questa benedizione si riferisce ad una tradizione locale e non è citato in nessuna leggenda della vita francescana.

Francesco con il conte Celano, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Francesco con il conte Celano, chiesa di San Francesco, Montefalco.

VIII riquadro

In questa raffigurazione è visibile l’interno di una tipica casa rinascimentale, con il soffitto a cassettoni ed il pavimento rivestito di piastrelle. Il corridoio, delimitato da pilastri, divide lo spazio in due piani: a sinistra, dove sono presenti molte lacune, è raccontato il pranzo di Francesco con il conte Celano. La leggenda narra che durante quest’incontro il Santo predisse la morte al nobile uomo. A destra la narrazione continua in ordine cronologico: il conte dopo l’annuncio ricevuto da Francesco decide di espiare i propri peccati. Segue, sul fondo, la sua improvvisa morte.
Il ciclo prosegue sul terzo registro, dove le scene sono inserite nelle cinque lunette delle singole pareti (compresa quella centrale occupata dal finestrone). In questa parte superiore Benozzo riproduce per ogni riquadro un solo avvenimento, con una importante eccezione: l’episodio della Stimmatizzazione del Santo che occupa due lunette. In questo modo il pittore ha sicuramente voluto sottolineare l’importanza di Francesco, l’unico a ricevere, per analogia con Gesù, le stimmate.

Il presepe di Greccio, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Il presepe di Greccio, chiesa di San Francesco, Montefalco.

IX riquadro

Nel Natale del 1223 Francesco realizzò a Greccio, con l'aiuto della popolazione locale, un presepe vivente con la volontà di ricreare la mistica atmosfera del Natale di Betlemme. Tutto fu approntato e, con l'autorizzazione di Papa Onorio III, in quella notte si realizzò il primo presepio vivente al mondo.
Questo episodio è narrato da Benozzo all’interno di una chiesa un po’ particolare, caratterizzata da due stili architettonici tipici di epoche differenti: da una parte le finestre traforate e gli archi a sesto acuto, che ricordano le antiche chiese gotiche, dall’altra le paraste scanalate, le trabeazioni in marmo e le finestre circolari, elementi di tradizione rinascimentale, ripresi da forme classiche.

La conversione del Sultano Melek-el-Kamel, chiesa di San Francesco, Montefalco.

La conversione del Sultano Melek-el-Kamel, chiesa di San Francesco, Montefalco.

X riquadro

In questa lunetta Benozzo racconta uno dei miracoli compiuti in vita da Francesco. Egli mentre si trovava in Egitto, alla corte del Sultano Melek-el-Kamel, riuscì non solo a convertire il principe orientale, ma anche ad evangelizzare la donna che gli si era avvicinata per sedurlo. Con gioia e semplicità, Francesco si gettò nel fuoco invitandola ad unirsi a lui, una prova questa per dimostrare la forza protettrice di Dio.

Stimmatizzazione del Santo, chiesa di San Francesco, Montefalco.

Stimmatizzazione del Santo, chiesa di San Francesco, Montefalco.

XI riquadro

La scena affrescata sulla parte di lunetta sopra la finestra è collegata all’affresco dipinto nella parete di destra. Dal Crocifisso, sorretto dai serafini, partono i raggi che colpiscono Francesco inginocchiato con le mani sollevate. Sono le cinque piaghe di Cristo che Francesco ricevette il 14 settembre (festa della Croce) del 1224 presso La Verna. Un miracolo mai accaduto prima di allora, che suggellava l’unione di Francesco con Cristo.

La Morte e l’Assunzione in cielo di Francesco, chiesa di San Francesco, Montefalco.

La Morte e l’Assunzione in cielo di Francesco, chiesa di San Francesco, Montefalco.

XII riquadro

Questo è l’ultimo episodio del ciclo, la Morte e l’Assunzione in cielo di Francesco. In primo piano sono celebrate le esequie del Santo, raffigurato disteso sul catafalco. Le sue piaghe sono mostrate ai fedeli mentre dietro di lui i suoi discepoli gli offrono, cantando, l’estremo saluto. In alto, due angeli portano l’anima di Francesco, circondata da un nimbo di luce, verso il Cielo.